mercoledì 25 marzo 2020

Aiutare i migranti ai tempi del Coronavirus

Nonostante un drastico calo del numero di arrivi sulle coste italiane a marzo, la pandemia di Coronavirus che ha colpito duramente l'Italia sta mettendo la rete di assistenza ai migranti del paese in una doppia emergenza, scrive Giada Zampano.

Poiché ai cittadini italiani vengono imposte severe misure di blocco, tra cui norme sanitarie rigorose e distanziamento sociale, migliaia di migranti e rifugiati che vivono in condizioni precarie si trovano ad affrontare un aumento dei rischi di infezione, associato a un'ulteriore emarginazione sociale.

Gli esperti attribuiscono la fermata quasi totale

degli arrivi dei migranti questo mese alla rapida diffusione del virus in Italia, dove COVID-19 ha finora rivendicato oltre 6.000 vittime, un triste record mondiale.

"La curva degli arrivi si è appiattita, ad eccezione di un paio di giorni a metà marzo, quando sono arrivati circa 150 migranti", osserva Matteo Villa, ricercatore per la migrazione presso l'Istituto italiano di studi politici internazionali.

"La maggior parte di loro continua a partire dalla Libia, dove la situazione è così disperata che l'epidemia non rappresenta un deterrente", aggiunge.

Il primo rischio ora affrontato dai migranti - che fuggono dalla povertà e dalle guerre nei loro paesi d'origine - è di essere riportati nei campi di detenzione della Libia dalla guardia costiera locale. Questo sta accadendo attualmente nella maggior parte dei casi, poiché le navi di salvataggio gestite da organizzazioni non governative che un tempo pattugliavano il Mediterraneo centrale - la via più mortale – sono state costrette a fermarsi a causa della pandemia.

Secondo i dati delle Nazioni Unite, l'Italia ha ospitato circa 300.000 rifugiati e richiedenti asilo alla fine del 2018. Due anni dopo - dopo un giro di vite sulle leggi sull'immigrazione italiane spinte dal leader della Lega ed ex ministro degli Interni Matteo Salvini - il numero di migranti ospitati da I centri di accoglienza italiani sono scesi a circa 85.000. Per loro, il Coronavirus sta rendendo la vita quotidiana ancora più dura.

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