giovedì 14 febbraio 2019

Il governo che rende le bugie reali

C’era una volta un circolo criminale, più che vizioso.
Prendi un gruppo di aspiranti leader che costruiscano il loro programma politico sfruttando l’ignoranza e le paure dei cittadini, mentendo spudoratamente sul numero di immigrati clandestini o meno sul territorio.
È un rischio calcolato, il loro.
Come un clamoroso bluff a carte, ma giocando con soldi non tuoi.
Che so, 49 milioni di euro, per dire una cifra a caso.



Mettiamo che i nostri vincano e sbanchino il tavolo.
Considera, allora, un gruppo di aspiranti leader che abbiano puntato tutto su una menzogna a scapito dei più disgraziati al mondo, e che ora si ritrovino a capo del paese.
Si seggono uno di fronte all'altro, si guardano, sanno di aver mentito, e pensano: ma se la verità viene a galla e ci sputtanano? Si preoccupano e assai.
Perché può esser facile ingannare la gente per prendere il potere. Il difficile è conservarlo continuando a mentire.
Tuttavia, la soluzione è lì, nel potere stesso di cui truffaldinamente godono.
I clandestini non sono tanti quanti abbiamo detto?
Okay, e allora facciamo in modo che lo diventino davvero.
E cosa c’è di meglio di una bella legge?
Pensa un po’ che colpo di genio, si congratulano i nostri.
Per farci eleggere dai cittadini gli abbiamo raccontato un sacco di balle sui clandestini che mettono in pericolo la loro incolumità, e poi facciamo una legge per crearne dove prima non ce n’erano e lo chiamiamo addirittura Decreto Sicurezza

Nota:
L'Italia ha respinto 24.800 domande di asilo negli ultimi quattro mesi, un record. Secondo Matteo Villa, ricercatore dell’ISPI, “il decreto continuerà ad aumentare il numero di immigrati clandestini in Italia. Secondo le nostre stime, ci potrebbero essere più di 670.000 richiedenti asilo che si troveranno a vivere irregolarmente in Italia, in parte perché il governo non ha la capacità di espellerli”.


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giovedì 24 gennaio 2019

Motivi umanitari

Un dialogo, neanche troppo immaginario, in quel di Castelnuovo di Porto.

Buongiorno, signor delegato del Decreto Sicurezza del Ministro dell’Interno, sua Intolleranza Matteo Salvini.
Buongiorno a lei, ma non serve che dica tutto per esteso, basta delegato.
D’accordo, delegato, ho qui con me 503 persone rimaste in strada a causa della chiusura del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo locale, il CARA.
In che senso, persone?
Ops, scusi, intendevo dire migranti.
Sia preciso: migranti.
Migranti, esatto.



E allora?
Ecco, vorrei sapere come dobbiamo procedere per la loro ricollocazione.
Loro chi?
I migranti.
Ah, già… perché non li possiamo lasciare per strada senza un motivo valido, vero?
Eh, no, serve un posto nuovo. Per esempio, ce n’è una parte che ha fatto domanda di protezione e sta aspettando…
Questa la so!
Come?
Dicevo che qui conosco le risposte: devono essere trasferiti in un CAS.
E sarebbe?
Un Centro di Accoglienza Straordinaria.
Ah, capisco.
Se poi diventano troppi, quelli che sono lì da più tempo li sbologniamo dritti a uno SPRAR.
Ovvero?
Servizio centrale di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati.
Oh, certo.
Altrimenti, se mi dice almeno un motivo plausibile per liberarcene – o magari ce lo inventiamo noi – li mandiamo al CPR, per esteso il Centro Per il Rimpatrio.
Mi rendo conto, ma il problema è che ce ne sono almeno 150 che sono rimasti fuori a causa del recente Decreto Sicurezza del Ministro dell’interno, sua Arianità Matteo Salv
Ho capito, ma gliel’ho già detto, non c’è bisogno di ripeterlo ogni volta. Oltretutto, noi non diciamo mai il suo nome.
No?
No, però ci genuflettiamo perfino quando lo pensiamo.
Ah… ecco perché in tutto questo tempo l’ho vista spesso piegarsi in avanti, pensavo avesse un problema alla schiena…
Oh, quello che l’ho eccome, è la sciatica del servo. Un dolore, sa?
Capisco, a ogni modo, che facciamo con quei 150?
Che ragioni hanno per essere qui?
Nessuna delle precedenti, ma hanno tutti un permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Cosa intende per umanitari?
Umanitari, è un aggettivo, plurale di umanitario…
Aspetti che cerco sul dizionario, così troviamo la quadra. Allora, umanitario: riferito a persona o a cosa, ricco di sentimenti filantropici, di amore per il prossimo e di sollecitudine per le sorti dell'uomo. Ho risolto: rimangono in strada.
Come dice?
Ha inteso perfettamente. L’aggettivo umanitario riguarda una persona o una cosa, quindi noi siamo a posto.
Perché i migranti non sono né l’una e nell’altra.
E perché, alla quotidiana prova dei fatti, valgono molto di meno.


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giovedì 17 gennaio 2019

Perché Pawel Adamowicz aveva ragione sui migranti

C’era una volta il sindaco di Danzica.
C’era una volta, quindi, Pawel Adamowicz.
Ma, soprattutto, e a suo encomiabile merito, c’era una volta il suo punto di vista sui migranti: ci sono, naturalmente, gruppi di cittadini attivi a Danzica che sostengono che le preoccupazioni riguardo alla sicurezza prevalgono su qualsiasi altro interesse legato al reinsediamento dei rifugiati. La maggioranza, tuttavia, comprese le autorità cittadine, afferma che accettare rifugiati e immigrati comporta benefici culturali ed economici.
Il modello di integrazione di immigrati e rifugiati di Danzica segue le comprovate attività europee. La cooperazione internazionale nel campo della politica di integrazione degli immigrati è iniziata con l'approfondimento delle relazioni nel quadro di Eurocities, un consorzio di importanti città europee con un attivo Forum degli affari sociali, che si concentra, tra l'altro, sulla condivisione delle migliori pratiche delle realtà più esperte nel campo della politica di integrazione per i migranti.
Siamo entrati nel gruppo e abbiamo ottenuto un'ottima conoscenza della politica migratoria in Europa.



C’erano una volta, come avete letto, parole e contenuti del tutto differenti dalla popolare, quanto volgare, vulgata nostrana.
Come accettare e benefici culturali, oltre che economici, come modello di integrazione e cooperazione, come approfondimento, condivisione e soprattutto conoscenza.
C’era una volta e mai più, ahi noi, il sindaco di Danzica.
Ma le sue parole restano e insieme alla sua vigliacca uccisione dimostrano che sull’immigrazione Pawel Adamowicz aveva infinitamente ragione.
Negarlo e, laddove avendone facoltà, non perseguire gli stessi valori.
È come essere un po’ complici dei suoi assassini.

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venerdì 11 gennaio 2019

La verità nascosta e capovolta

Noi non siamo razzisti.
Sono loro a essere colonialisti.
È dalla fine del 1440 che lo diciamo, e nessuno ci ascolta.
Questa gente viene da noi da quasi sei secoli a rubare e a conquistare.
A uccidere e a portare malattie.
A impoverire e a soggiogare.
A rendere schiavi gli abitanti.

A imporre cultura e tradizioni.
A devastare ogni cosa.
A massacrare intere generazioni.
A dividere i popoli.
A corrompere i più giovani.
A illudere i più vulnerabili.
A cancellare città e monumenti.
A svilire speranze.
A inquinare acque e cieli.
A sfruttare e manipolare intere società.

E poi, se anche solo uno di noi si azzarda a venire da loro.
Ecco l’invasione, gli stranieri e i muri, i clandestini e ognuno a casa propria.
Purtroppo è ormai tardi, ci vorrebbe la macchina del tempo, per rimetterci in pari.
Altrimenti, dateci la possibilità di tornare indietro con la consapevolezza dell’oggi, poi vediamo chi sono gli immigrati e chi i padroni della propria terra e delle relative ricchezze…



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mercoledì 19 dicembre 2018

Il migrante e il guardiano

"Buongiorno", fa il cosiddetto migrante al presunto guardiano del denominato confine, "vorrei entrare nel vostro paese."
"Con quale diritto?" Chiede l’altro.
"Per diritto d’asilo. Sa, nel mio paese la mia famiglia e io siamo in perenne pericolo a causa delle violenze dei trafficanti di droga e delle gang."
"Il diritto d’asilo non è esiste più, è stato abolito."



"Capisco. Che ne dice del diritto alla sopravvivenza?"
"Mi dispiace, cancellato con decreto presidenziale proprio la scorsa settimana."
"Il diritto a non morire assassinato?"
"Mai sentito, dev'essere una Fake News."
"E come la mettiamo con il diritto dei miei figli a non essere crivellati di pallottole?"
"C’era, guardi se foste venuti un’ora fa, eravate ancora in tempo, ma l’ultimo aggiornamento del sistema operativo l’ha tagliato."
"Caspita, Dolores", fa il soprannominato migrante alla moglie, "ti avevo detto di sbrigarci…"
La donna, con in braccio due bambini da poco svezzati e un altro attaccato alla gonna, non replica e mostra un’espressione affranta.
"Ah, ci sono
!" fa il marito. "Il diritto a venire trattati come essere umani?"
"Quello c’è ancora, certo, è ovvio."
"Quindi possiamo entrare, giusto?"
"Niente affatto."
"Perché?"
"Perché proprio in quanto esseri umani non potete. Se, per puro esempio, foste stati uccelli avreste liberamente volato oltre il muro. Lo stesso dicasi per i moscerini, le farfalle e gli scarabei."
"Gli scarabei non volano mica", polemizza l’uomo qualificato come straniero.
"Quelli sono le blatte, non confondiamo."
"Ah, già, è vero. Quindi, se fossimo stati cani, pecore, perfino serpenti, saremmo entrati senza problemi, ma in quanto umani…"
"In quanto umani, nulla da fare."
"Era meglio nascere animali, quindi?"
"Esatto."
La famiglia fa per andarsene, quando l’uomo torna alla carica un’ultima volta.
"Scusi, posso farle una domanda?"
"Sicuro."
"Ma lei e tutti gli altri, come avete fatto a entrare la prima volta?"
"Semplice: abbiamo sterminato i nativi, occupato la terra e le abbiamo dato un nuovo nome. È così che ti guadagni il diritto più importante."
"Quale?"
"Quello di decidere chi entra e chi no."

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giovedì 13 dicembre 2018

C’era una volta un paese

C’era una volta un paese.
Un paese costruito, o meglio, governato sulle parole e le bugie, altro che lavoro.
Una nazione in cui lo spostamento dei cittadini nostrani dal sud al nord nell’anno scorso è aumentata ancora.
Leggi pure come il volto rassicurante dei cosiddetti migranti economici ruba lavoro e futuro.



immigrati storie

Ovvero, meno giovani nel meridione, meno speranze e ottimismo, e più voti per i partiti crea fobie e alimenta depressione.
C’era una volta, altresì, una terra dove, sempre nell’anno passato, l’immigrazione straniera è risultata in netto calo, ancor prima dell’avvento degli pseudo leader barra baluardi a difesa dei patri confini.
Un paese, a esser precisi, che il tasso di immigrazione straniera per ogni 1.000 residenti colloca al 22esimo posto in Europa.
C’era una volta, perciò, lo Stato in cui diminuiscono sia gli abitanti dall’origine controllata che i capri espiatori da quella esotica.
C’erano una volta i fatti, i dadi, i numeri.
In breve, la realtà.
Al contempo, ecco il paese dove il problema sono i migranti.
Altrettanto concisi, l’Italia di oggi...

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giovedì 6 dicembre 2018

Un giorno di ordinaria propaganda fascista

C’era una volta la propaganda.
Ovvero, la voce bugiarda e interessata.
Al clic del link come alla paura, la tua.
Di te che leggi e soprattutto credi a quel che temi.
Prendi Google News e cerca la parola magica.
Leggi pure come ciò che riempie il piatto di questi sciagurati scribacchini: immigrati.
In Italia torna la tubercolosi, un “regalo” degli immigrati, racconta il Primato Nazionale, forte di una redazione estremamente competente dal punto di vista scientifico, medico ed epidemiologico in generale.
Si coglie la banale ironia? Spero di sì, poiché ne farò uso copioso, da qui in poi.
Migranti, l’Italia ha superato la soglia limite: un cittadino su 10 è straniero, urla Il Giornale.
Non è uno scherzo, l’articolo titola e approfondisce proprio tale concetto, terrorizzandolo allo spasimo: prima era zero su dieci, oggi ce n’è uno!
Paura, eh?
Beati i tempi in cui una decina di noi potevano andarsene in giro puri e compatti per carnagione e sacre tradizioni.
La lobby internazionale della sinistra chic che vuole farci invadere dagli immigrati, è l’angosciante monito ancora de Il Giornale.




Ve li immaginate i capi di questa sorta di Spectre modello falce e martello nell’attico di un grattacielo, eleganti nelle loro magliette di Che Guevara firmate mentre pianificano le partenze e organizzano gli sbarchi?
Be’, se riuscite non solo a immaginarveli, ma anche a ritenere la cosa credibile, la situazione per voi è grave, perché vi hanno ormai infettato per bene.
I racconta balle, non i migranti.
E così via, altre bugie sotto forma di notizie, altri millantatori travestiti da cronisti, altro fumo per oscurare orizzonti e chi li guarda.
C’era una volta la propaganda fascista, quindi.
Di contrappunto, c’era una volta, o almeno da qualche parte c’era.
E speriamo ci sarà ancora.
La resistenza...

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mercoledì 28 novembre 2018

Salvini contro il Global Compact Migration

C’era una volta il Global Compact Migration.
Ovvero, il recente documento delle Nazioni Unite sull’immigrazione.
C’era una volta - e maledizione c’è ancora - il capo del gove… ops, volevo dire il ministro dell’interno Matteo Salvini.
C’era una volta, e tre, il cervello di quest’ultimo.
E come raffigurarlo? Immaginate una stanza vuota, ampia, ma vuota davvero.

Come se vi invitassero a una festa, voi entrate nella sala ed esclamate: “Ma non c’è nessuno qui? Non c’è proprio niente? E perché da fuori si sente tutto 'sto casino?”
Ecco, questo un po’ per rendere l’idea della cervice del grande leghista, che non è un complimento, mi riferisco a grande.
Tornando alla storia, un giorno il suddetto documento si avvicinò all’ingresso del cranio del nostro, anzi, vostro leader.
Quest’ultimo, malgrado la vacuità delle meningi, conservava con vanto ai confini di essa una sorta di antivirus, concentrato su un solo nemico in particolare: le brune genti d’oltre oceano, per usare un poetico eufemismo.
Indi per cui, non appena i sensori intercettarono la parola migration, per quanto appartenente a una lingua sconosciuta agli pseudo leader nostrani, ne avvertirono comunque il pericolo e suggerirono al ministro di ottenere la traduzione del testo dai propri porta-borse, nascondi-vergogna, caccia-balle, in breve servi.
Costoro, consci dei limiti di concentrazione del capo, si limitarono a una esaustiva sintesi:
Il Global Compact for Migration propone alcune linee guida per gestire i fenomeni migratori e le politiche d’accoglienza dei richiedenti asilo stabilite grazie al lavoro di esperti e operatori sul campo. L’intento è, tra le altre cose, quello di contrastare e ridurre le vulnerabilità dei migranti, nonché ostacolare il traffico di esseri umani. La maggioranza delle nazioni europee, tra cui Germania e Francia, si sono già pronunciate a favore, mentre i contrari sono i paesi che più o meno di recente hanno eletto governi che si dichiarano avversi ai migranti.
Inutile dire che la materia grigia del leghista purosangue non ha tutti questi neuroni a disposizione.
Difatti, il cervello del capo del gove… ops, chiedo scusa di nuovo, del vice premier Salvini si è fermato a politiche d’accoglienza, quando le sirene sono partite a volume assordante e chiudi tutto, chiama le ruspe, accendi Facebook e scalda Twitter.
Il Global Migration compact è un documento che pone temi e questioni diffusamente sentite anche dai cittadini. Riteniamo opportuno, pertanto, parlamentarizzare il dibattito e rimettere le scelte definitive all’esito di tale discussione”, pare abbia dichiarato a voce il Gran Padano, e anche stavolta non è un complimento, entrambi i termini.
Ma, tanto, è evidente che in quel vuoto di cui sopra non ci sia traccia alcuna di qualsivoglia soluzione ai problemi del mondo che preveda l’umana empatia...

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lunedì 19 novembre 2018

Storie di immigrati: Go home

Go home, urla l’uomo al confine, travestito da presidente.
Go home, sembra essere il senso del confine stesso, invece che una linea immaginaria per dar forma al delirio di qualche folle, oltre ad atlanti e mappamondi.
Go home, ovvero andate a casa, vostra o meno, basta che non sia la nostra, sembrano intonare in coro i disgraziati roditori che verso il burrone dell’empatia scomparsa stanno seguendo lo stonato pifferaio col parrucchino arancione.
Tornate da dove siete venuti, potrebbe essere la traduzione per esteso, allungando ulteriormente l’odio e la disumanità dell’inchiostro usato.
Due parole sole, sceglie quindi il baluardo eletto per protegger paure e pusillanimità tra i bassi istinti del suo popolo.
È il manifesto di un pensiero vecchio, già gridato a perdifiato dai più grandi mascalzoni della storia passata.
Due parole.
E qualora l’anima affetta da cronico romanticismo sussurrò ti amo, allorché la creatura lasciata troppo sola esclamò io esisto, laddove all’essere semplicemente umano, di fronte all’invito a non voltar le spalle al bisogno altri, ne fu sufficiente una, ovvero eccomi, leggi in cosa si riassume il vocabolario dello spaventapasseri di paglia e miseria.
Go home, tornate a casa.
Ebbene, è con l’incedere impassibile del proprio cammino che i popoli erranti obbediscono all’ordine ricevuto.
È proprio per questo che non ci fermeremo.
Perché la terra, tutta.
È casa nostra.

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giovedì 18 ottobre 2018

Fai infuriare il tiranno

Il tiranno è infuriato.
Non è per il fatto che uno si è convinto di potersi mettere in viaggio dal mondo rigorosamente a sud del suo regno, e al contempo pretende di avvicinarsi quanto basti per guardarlo dritto negli occhi.
Non è neppure perché tale sud non è così lontano. Poiché, come la sopravvalutata geografia dei confini afferma, le Americhe son due, non una, e l’Honduras ne fa parte come e quanto gli USA.
Non è perché gli arditi di speranza e particolare affezione per gli orizzonti improbabili sono ben più di uno, bensì quattromila.
E non è neanche perché costoro palesano l’intenzione di far breccia proprio in quel muro mancato di bugie e follie tra la terra delle opportunità riservate e il Messico.
Non è perché trattasi di carovana di migranti senza alcuna traccia di timore verso il sovrano mentitore.
Egli è comunque infuriato.
Sa perfettamente che l’utopica impresa fallirà, che i cercatori di futuro non hanno alcuna possibilità di metter piede nel giardino del re denudato di ogni frammento d’umanità, e che le guardie preposte a difesa del mondo conquistato con il genocidio di sangue nativo, quando verrà il momento, faranno ciò per cui son pagate.
Eppure, il tiranno è infuriato.
Non smette mai di esserlo.
Perché sa anche che là fuori, oltre il filo spinato che circonda il suo cuore, in ogni secondo potranno sollevarsi miriadi di anime perennemente sognanti o semplicemente pazze.
Pronte a invadere i suoi incubi.
Coraggio, allora.
Continuiamo a far infuriare i tiranni di questa terra.
 

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giovedì 11 ottobre 2018

Peggio della prigione

Peggio della prigione.
Così vengono definiti dai diretti interessati i dieci centri di detenzione per immigrati clandestini nel Regno Unito, dove più di venticinquemila persone passano ogni anno.
Non è prevista riabilitazione.
Non esiste alcun processo.
Un solo giudice, il governo.
Nessun avvocato difensore.
All’accusa non occorre alcun testimone a carico.
Mentre lo strano tipo di imputato, colpevole di natali poveri, non può appellarsi ad alcuna corte del mondo.
Non c’è altresì alcuna sentenza criminale da emettere.
E, quindi, neppure un limite da apporre alla durata della condanna.
Poiché essa ha inizio da lontano, leggi pure come quello sfortunato primo vagito sulla terra, e altrettanto lontano troverà pace.
Ci sono le celle, questo è invero.
Così le guardie e gli abusi legalizzati.
L’angoscia e la paura.
L’assordante silenzio sul lato dolce della corona di filo spinato.
Il vero confine che divide il mondo in due parti immondamente diseguali.
Peggio della prigione, già.
Ma, sensazione ancor più amara, addirittura peggio della vita da cui le creature indesiderate son fuggite...


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